La deindustrializzazione minaccia l’economia toscana. È un freno per la produzione ed il lavoro

da | 17 Set 2025 | Artigianato, Lavoro, Novità, Studi | 0 commenti

Con una lettera aperta i presidenti di Confartigianato Imprese e CNA della Toscana Ferrer Vannetti e Luca Tonini intervengono nel dibattito sul Manifesto per la reindustrializzazione, presentato dagli economisti Marco Buti, Stefano Casini Benvenuti e Alessandro Petretto. Il dibattito, a cui partecipano le organizzazioni sindacali, è promosso da QN-La Nazione. Di seguito il testo condiviso.

La manifattura in Toscana è da sempre sinonimo di eccellenza, di qualità, di innovazione e di occupazione. È motore che genera ricchezza per tutti i settori economici, anche per il terziario. Ha reagito positivamente in passato alle grandi crisi e recentemente a quelle causate dalla pandemia, dalla crisi energetica, fino arrivare ai pesanti dazi imposti dagli Stati Uniti. Le conseguenze dei conflitti internazionali e commerciali e i profondi cambiamenti che stanno interessando i mercati, hanno colpito settori fondamentali della nostra manifattura, come il tessile-moda e la pelletteria, devono essere affrontate con urgenza. La deindustrializzazione minaccia l’economia toscana. È un freno per la produzione ed il lavoro. Il Manifesto per la reindustrializzazione della Toscana. scritto dagli economisti Marco Buti (Tommaso Padoa Schioppa Chair), Stefano Casini Benvenuti (già Direttore IRPET – Istituto Regionale per la Programmazione Economica della Toscana) e Alessandro Petretto (Professore Emerito di Economia Pubblica, Università di Firenze), recentemente presentato, ha proposto un partenariato per il rilancio industriale della regione fra attori istituzionali e politici, e soggetti economici e sociali. Confartigianato Imprese Toscana e CNA Toscana chiedono fin da subito un costante confronto con le istituzioni, affinché le strategie di rilancio dell’economia regionale abbiano al centro le esigenze delle piccole imprese artigiane; un settore che garantisce occupazione nella nostra Regione ad oltre 224 mila addetti e dove si trasmettono competenze essenziali. Imprese che non sono solo una risorsa economica ma anche sociale, perché garantiscono occupazione anche nelle aree lontane dai grandi centri, e culturale. Siamo pronti a metterci al tavolo con le istituzioni per dare il via a questo processo, lo facciamo perché crediamo nel futuro e crediamo nei nostri associati che da sempre sono il tessuto pulsante del nostro paese. Lo faremo perché i nostri artigiani non hanno nessuna intenzione di arrendersi. Chi dice che il mondo manifatturiero diventerà ‘secondario’ in Toscana si sbaglia, 100.000 imprese e oltre 224.000 addetti significano altrettante famiglie che vivono grazie alla manifattura e all’artigianato, consumano e sfruttano i servizi che gli altri settori offrono. Se il manifatturiero si arrende, il resto dell’economia toscana e nazionale, commercio, servizi, trasporti, crolleranno, il rischio è quello davvero di una catastrofe economica. Lavoriamo per scongiurare questa eventualità tutti insieme per evitare scenari ben peggiori.

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